Mese: Settembre 2006

TAR PIEMONTE – (La mancata timbratura del cartellino giustifica il licenziamento del medico, per responsabilita’ disciplinare)

La responsabilitdi tipo disciplinare, va tenuta distinta da quella dirigenziale, valutabile in ordine ai risultati. Il primo tipo di responsabilitnon ha un rilievo inferiore, sul piano del rapporto di lavoro e del dovere di diligenza, rispetto alla seconda e soprattutto la sua concreta valutazione pu(ed anzi deve, per la diversa natura dei doveri che vi sono correlati)) essere effettuata con metodi diversi rispetto a quelli utilizzati per la valutazione dei risultati. Ne consegue che la sottrazione, peraltro consapevole, alle modalitstabilite dal datore di lavoro per verificare la presenza in servizio della ricorrente stata legittimamente configurata dall’Amministrazione come un illecito disciplinare sanzionabile con il recesso unilaterale da rapporto di lavoro del datore di lavoro, poichai sensi dell’articolo 17 del CCNL anche i dirigenti medici hanno l’obbligo di osservare l’orario settimanale di lavoro e di assicurare la presenza in servizio, secondo le modalitorganizzative che l’amministrazione predispone al suo interno.( avv. ennio grassini – www.dirittosanitario.net)

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TAR LAZIO – (al medico di base possono essere assegnate ore di specialistica ambulatoriale)

 L’art. 10 del DPR n. 500/96 non si riferisce solo ai medici specialisti ambulatoriali gititolari di rapporto convenzionale a tempo indeterminato, in quanto alla lettera d) sono esplicitamente previsti, per l’assegnazione dell’incarico in questione, anche gli specialisti che svolgano altra attivitcon rapporto convenzionale e che siano disposti a rinunciare a detta convenzione; tale disposizione inoltre non si pone in contrasto con la norma di rango superiore dettata nell’art. 8 del decreto legislativo n. 509/92 e successive modifiche, in quanto in essa non prevista formalmente la qualificazione della figura del medico specialista ambulatoriale interno come “ad esaurimento”. ( Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net)

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TRIBUNALE di MONZA – (quando l’intervento del medico puo’ definirsi di facile o di difficile esecuzione, in ragione della limitazione della responsabilit)

Per intervento di facile esecuzione, puo’ intendersi quello eseguibile osservando regole tecniche che, per comune consenso e consolidata sperimentazione, sono ormai acquisite alla scienza e alla pratica medica); quello di difficile esecuzione, quando il caso concreto sia straordinario od eccezionale, sda essere non adeguatamente studiato dalla scienza medica e sperimentato nella pratica – se non addirittura ignoto – ovvero quando nella scienza medica siano proposti e dibattuti diversi, ed incompatibili tra loro, sistemi diagnostici, terapeutici e di tecnica chirurgica, tra i quali il medico operi la sua scelta.
Quando si tratta di una prestazione professionale che implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficolt sarebbe insensato non esigere il massimo scrupolo dal chirurgo che esegue un difficile intervento operatorio. La limitazione di responsabilitalla colpa grave, stabilita dall’art. 2236 c.c., non allude all’errore professionale determinato da incuria, da difetto di attenzione, da cattiva volontdel prestatore d’opera.
In altri termini, l’art. 2236 non dice: “il prestatore d’opera, a fronte di problemi tecnici di speciale difficolt non tenuto al risarcimento dei danni se stato lievemente negligente”, : proprio in quanto la prestazione particolarmente difficile, il professionista deve impegnarsi al massimo grado. La disposizione stabilisce quindi che allorquando occorra fare fronte a problemi tecnici di speciale difficolt il contenuto dell’obbligazione del prestatore d’opera comunque determinato in base alle regole dell’arte proprie del settore, quand’anche sarebbe stata richiesta una perizia superiore al livello medio corrente nell’attivitprofessionale esercitata dal debitore. (avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net)

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CORTE dei CONTI – Responsabilitdel sanitario- cooperazione multidisciplinare- ed estensione allo specialista

In tema di colpa professionale, nel caso in cui ci si trovi di fronte ad ipotesi di cooperazione multidisciplinare nell’attivitmedico-chirurgica, sia pure svolta non contestualmente, ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, tenuto ad osservare gli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attivitverso il fine comune ed unico. Ne consegue che ogni sanitario non puesimersi dal conoscere e valutare l’attivitprecedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio o facendo in modo che si ponga opportunamente rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali e, come tali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio.
Il medico, da un lato deve valutare con grande prudenza e scrupolo i limiti della propria adeguatezza professionale, ricorrendo anche all’ausilio di un consulto se la situazione non cosurgente da sconsigliarlo, dall’altro, deve adottare tutte le possibili misure volte a ovviare alle carenze strutturali e organizzative incidenti sugli accertamenti diagnostici e sui risultati dell’intervento.
In ipotesi di responsabilitdel medico, la colpa grave si evidenzia nei casi di grave imperizia e negligenza, riconducibili all’inosservanza delle metodiche diagnostiche e terapeutiche dettate dalla scienza medica, secondo il livello raggiunto dalla ricerca e impiegato normalmente nella pratica nosografica, tenendo conto piche dell’esito finale dell’intervento eseguito, dei mezzi impiegati per conseguirlo e percidel comportamento del medico conforme alle regole della deontologia professionale che postulano impegno scrupoloso, diligenza superiore alla media, uso di tutte le tecniche dettate dalla scienza clinica e di ogni altro accorgimento suggerito dalla comune esperienza . (Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net)

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