Mese: Gennaio 2008

CASSAZIONE CIVILE (carattere fiduciario della scelta del primario e rilevanza della buona fede ).

dal carattere fiduciario della scelta, che, a livello normativo, trova un adeguato bilanciamento nella responsabilitmanageriale, si desume con chiarezza l’inesistenza di un dovere di motivazione comparativa tra i diversi aspiranti, il che vale a togliere ogni rilievo, nel caso specifico, al fatto che l’atto di nomina del prescelto sia stato accompagnato dalle indicazioni delle specifiche ragioni che hanno indotto a dargli la preferenza sugli altri aspiranti. Infatti, tale circostanza, di per snon dimostra che l’amministrazione abbia preventivamente autolimitato il proprio potere negoziale – il cui esercizio, di regola e salva previsione specifica, non richiede motivazione- e si sia assunta un obbligo in tal senso ginella fase di scelta del dirigente sanitario di struttura complessa, come pure avrebbe potuto fare, esponendosi cosad un sindacato giurisdizionale, che, di regola ristretto al controllo di legittimitsull’osservanza delle procedure previste previa pubblicitdel posto da ricoprire, corretta composizione della commissione, valutazione di idoneit scelta nell’ambito della rosa proposta -, si estende in tal caso alla motivazione, limitatamente all’osservanza dei criteri di correttezza e buona fede. [ Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net ].<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

 

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CASSAZIONE CIVILE Sez. Unite (la prova nel caso di contagio di epatite nella struttura sanitaria )

Ai fini del riparto dell’onere probatorio, l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare il contratto (o il contatto sociale) e l’aggravamento della patologia o l’insorgenza di un’affezione ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

Competeral debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi stato ovvero che, pur esistendo, esso non stato eziologicamente rilevante.

Per quanto concerne l’ipotesi del contagio da emotrasfusione eseguita all’interno della struttura sanitaria, gli obblighi a carico della struttura ai fini della declaratoria della sua responsabilit vanno posti in relazione sia agli obblighi normativi esistenti al tempo dell’intervento e relativi alle trasfusioni di sangue, quali quelli relativi alla identificabilitdel donatore e del centro trasfusionale di provenienza (cd. tracciabilitdel sangue) che agli obblighi pigenerali di cui all’art. 1176 c.c. nell’esecuzione delle prestazioni che il medico o la struttura possono aver violato nella singola fattispecie. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net ]

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CASSAZIONE CIVILE – (La indispensabilitdellautovettura non salva il medico dalla sospensione della patente, per eccesso di velocit

Non richiesto che gli strumenti rilevatori della velocitsiano muniti di dispositivi in grado di assicurare la documentazione fotografica od altrimenti meccanica del veicolo puntato. N d’altra parte, potrebbe desumersi l’indispensabilitdi detta documentazione – per rendere la rilevazione della velocitchiara ed accertabile – dalla disposizione regolamentare, secondo cui l’accertamento deve avvenire tutelando la riservatezza dell’utente, giacchdalla previsione esplicita, tra l’altro a diverso fine, di una modalitdi accertamento, riferibile all’eventuale documentazione fotografica, non putrarsi la conseguenza che essa costituisca l’unica modalitdi individuazione del veicolo normativamente consentita ed obbligatoria. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net]<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

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TRIBUNALE di POTENZA ( responsabilitmedica: esclusa la colpa del chirurgo diligente )

Posto che l’esecuzione dell’intervento chirurgico di blefaroplastica non implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltnsotto il profilo della complessitdel metodo da seguire nsotto il profilo della novitdell’intervento rispetto alla ordinaria preparazione professionale di un medico specialista in chirurgia plastica, gravava sul medico l’onere di dimostrare di avere eseguito la prestazione professionale con l’ordinaria diligenza, mentre la paziente avrebbe dovuto dimostrare l’evento peggiorativo della sue condizioni di salute e della sua riconducibilitall’intervento chirurgico.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

Dagli accertamenti tecnici eseguiti risultato che il chirurgo ha rispettato, nella esecuzione della prestazione professionale, le regole di comune diligenza e le regole tecniche specifiche e che, in seguito alla sottoposizione all’intervento, la paziente non ha subito un peggioramento delle sue condizioni di salute. Pertanto, non avendo questultima assolto all’onere della prova che su di lei gravava in ordine alla riconducibilitalla dedotta inesatta esecuzione della prestazione professionale ad opera del medico di un danno alla integritpsico-fisica ed essendo risultato dall’istruttoria una esecuzione della prestazione professionale con l’ordinaria diligenza lavanzata domanda risarcitoria deve essere rigettata. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net ]

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CASSAZIONE CIVILE ( il fisco puaccertare il reddito dellodontoiatra dal consumo di anestetico ed amalgama )

Corretta si appalesa la conclusione cui pervenuta <?xml:namespace prefix = st1 ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags” />la Commissione Tributaria Regionale convalidando la legittimitdel metodo induttivo che era partito dai quantitativi di consumo di anestetico ed amalgama per risalire al numero di prestazioni dentistiche svolte con abbattimento di 1/3 dei ricavi cosricostruiti proprio in relazione a quanto eccepito al riguardo dal contribuente in sede di verifica fiscale ed impugnazione giudiziaria, non essendo dato pervenire ad una diversa e maggiore riduzione connessa alla circostanza che parte dellanestetico fosse scaduto o utilizzato dal contribuente in qualitdi medico della ASL, in una situazione dove difettavano riscontri oggetti per le accertate manchevolezze in ordine alla omessa istituzione delle le scritture ed i registri obbligatori per consentire un controllo analitico dei costi. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net ]<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

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CASSAZIONE CIVILE Sez. Unite ( Medici e borse studio 1983/1991: la Suprema Corte cassa la sentenza che rigettava leccezione di prescrizione )

La Corte di Giustizia della ComunitEuropea (nelle sentenze 25 febbraio <?xml:namespace prefix = st1 ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags” />1999 in causa C-131/97 e 2 ottobre 2000 in causa C-371/97) ha statuito che dalle direttive del Consiglio 75/362/CEE (artt. 5 e 7), 75/353/CEE (art. 2, n. 1, lett. c.) e 82/76/CEE derivava l’obbligo incondizionato e sufficientemente preciso di retribuire la formazione del medico specializzando.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

L’adempimento di tale obbligo, ove lo Stato membro (come nel caso dell’Italia) non avesse adottato nel termine prescritto le misure di trasposizione delle direttive, avrebbe dovuto essere assicurato mediante gli strumenti idonei previsti dall’ordinamento nazionale.

Tale interpretazione deve essere condivisa, con le consequenziali statuizioni sul riparto della giurisdizione.

Con la domanda formulata dall’originario ricorrente, comunque qualificata (e, cio quale pretesa fondata su un’applicazione retroattiva del D.Lgs. n. 257 del 1991, ovvero sull’obbligo dello Stato di risarcire il danno derivante dalla mancata trasposizione) stato fatto valere, in ogni caso, un diritto soggettivo: spettava, quindi, al giudice ordinario verificare quale fosse l’esatta qualificazione giuridica del diritto fatto valere, seguendo le indicazioni date dalla Corte comunitaria nelle citate sentenze, oltre a quelle rese in materia di risarcimento da mancato adempimento di obblighi derivanti da mancata o inesatta trasposizione di direttive.

La Suprema Corte, pertanto, cassa la decisione del Consiglio di Stato che disattendeva l’eccezione di prescrizione quinquennale o in subordine decennale sollevata dal Ministero, in quanto questo non avrebbe indicato il dies a quo della decorrenza della prescrizione e non avrebbe dimostrato “l’inesistenza di atti interruttivi da parte del ricorrente”. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net ]

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