Mese: Giugno 2008

CORTE di CASSAZIONE Penale ( esercizio abusivo: ipotizzata lassociazione a delinquere)

Ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata allesercizio abusivo della professione medica e alla truffa, con misura coercitiva degli arresti domiciliari e presentazione alla P.G. per il titolare di uno studio ed altro soggetto con il ruolo di assistente in ordine ad una attivitorganizzata e volta ad effettuare anamnesi e diagnosi  e praticare rimedi  in presunta assenza non solo dei requisiti prescritti per l’esercizio della professione medica (come prima facie necessario in relazione ai trattamenti praticati), ma pure per quelli previsti per le c.d. metodologie “non convenzionali”. [avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net]<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

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TRIBUNALE di BENEVENTO ( il delicato ruolo di medico competente )

Il medico competente incaricato stabilmente dal datore di lavoro sulla base di un rapporto fiduciario, e puessere o dipendente di una struttura esterna, pubblica o privata convenzionata, oppure libero professionista ovvero dipendente del datore di lavoro, i suoi compiti sono definiti per legge e sono finalizzati alla prevenzione e protezione dei lavoratori esposti allo specifico rischio lavorativo: pertanto non sono estensibili ad altri settori.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

Se da una parte scelto e pagato dal datore di lavoro, perchdeve coadiuvarlo nell’esercizio dei suoi obblighi prevenzionali, dall’altra egli deve svolgere il suo servizio professionale solo nell’interesse della salute e della sicurezza dei lavoratori, tanto che incorre in sanzioni penali in caso di inosservanza.

Ne consegue a rigore che, anche nelle aziende in cui istituito il “medico competente” ai sensi del d.lgs 626/1994, il datore di lavoro che voglia controllare lo stato di salute di un lavoratore per verificare la legittimitdi un’assenza a titolo di malattia o infortunio, non potrricorrere al medico aziendale, pena la violazione dell’art. 5 legge 300/1970, ma dovrattivare soltanto i medici del servizio sanitario regionale. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net]

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CORTE di CASSAZIONE Penale (medico scrupoloso non si ferma alle apparenze )

L’attivitdiagnostica del medico presidiata da regole di condotta non scritte alla cui individuazione sono preposti i criteri della prevedibilite dell’evitabilitdell’evento, criteri a loro volta rapportati ad un oggettivo parametro di riferimento che quello della prevedibilited evitabilitsecondo il cd. homo eiusdem professionis et condicionis, cioun’astratta figura di agente-modello, esperto ed accorto.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

Nel caso di specie, lo “scrupoloso” endoscopista, in ragione del parametro di riferimento oggettivo di cui sopra si detto, non si sarebbe acquietato di fronte all’evidenza di un’ulcera esofagea dal modesto sanguinamento, ma avrebbe esteso la propria indagine alle zone distali del duodeno per offrire, comunque, un responso al sospetto manifestato dal chirurgo, quello dell’esistenza della fistola conseguente ad infezione della protesi (e un processo flogistico era stato – come si visto – giin precedenza accertato). [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net ]

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CORTE di CASSAZIONE PENALE – Gli ordini professionali possono chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali.

Gli ordini professionali  possono costiruirsi parte civile in un procedimento per il reato di esercizio abusivo della professione, per ottenere il risarcimento o la riparazione di un danno non soltanto morale, bensanche patrimoniale.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

 

Possono assumere veste di danneggiati quei soggetti che, sia pure in via mediata e di riflesso, abbiano subito a causa della violazione della norma penale in questione, un danno tipicamente di carattere patrimoniale, quale va ritenuto quel pregiudizio che causato dalla concorrenza sleale subita in un determinato contesto territoriale dai professionisti iscritti all’associazione di categoria, danno che va ad aggiungersi a quello consistente nell’offesa all’interesse circostanziato riferibile all’associazione professionale, in tal caso legittimata a costituirsi parte civile nel procedimento penale per ottenere il risarcimento o la riparazione non gidi un danno soltanto morale, bensanche patrimoniale. ( Avv. <?xml:namespace prefix = st1 ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags” />Ennio Grassini www.dirittosanitario.net)

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CORTE di CASSAZIONE Penale ( condanna per mancata visita domiciliare )

Il reato di rifiuto di atti dufficio di cui all’art. 328 c.p., comma 1 puconfigurarsi a prescindere dall’esistenza di un evento dannoso, quale avrebbe potuto essere quello derivante dal ritardo nell’intervento sanitario conseguito al rifiuto della visita domiciliare.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

Nel caso concreto le condizioni del paziente, quali descritte in precedenza al sanitario di guardia, non erano o non apparivano certamente tali da giustificare il rifiuto dell’intervento da parte del medico che avrebbe avuto il dovere di visitare il paziente e di adottare le determinazioni del caso all’esito di un diretto ed accurato esame delle sue condizioni, che di certo non era possibile attraverso la comunicazione telefonica col padre del ragazzo.

Non rileva, in pi che la diagnosi sia poi risultata conforme nella sostanza a quella formulata presso il reparto ospedaliero in cui il paziente era stato ricoverato; e che quest’ultimo non sia risultato necessitante di alcuna terapia. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net ]

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CORTE di CASSAZIONE Penale ( delitto di lesioni per errata lettura dellesame radiografico)

Al medico radiologo era stato addebitato di non aver valutato correttamente diverse mammografie eseguite dal 1993 al 1998 che evidenziavano la presenza di un addensamento del parenchima, sintomo della presenza di una formazione tumorale con successiva mastectomia totale. <?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

La sentenza di appello, partendo dal presupposto che nel 1995 si sarebbe dovuto comunque procedere ad un intervento di mastectomia identico a quello effettuato nel <?xml:namespace prefix = st1 ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags” />1998, ha mostrato perdi non condividere la tesi del primo giudice – secondo cui l’evento di danno era costituito dall’aggravamento del rischio di metastasi – e ha invece ritenuto che, nell’arco di tempo indicato, si fosse verificato un aggravamento della patologia, e quindi della malattia, costituito dalla crescita delle lesione tumorale (le due masse erano cresciute una da 20 a25 mm., l’altra da 10 a15 mm.). In buona sostanza la Corte di merito ha ritenuto che si fosse verificato un aggravamento della malattia preesistente e ciconsentiva di ritenere realizzato il delitto di lesioni.

La Cassazione pur condividendo in linea di massima l’affermazione di principio secondo cui non sufficiente ad integrare la malattia la semplice alterazione anatomica priva di alcuna conseguenza e dalla quale non derivi un processo patologico significativo (rilevando, comunque che la nozione di malattia non trova una definizione univoca neppure in campo medico scientifico), ha affermato che nel caso specifico difetta appunto il presupposto per escludere la malattia, stante la presenza di una formazione tumorale di natura maligna sia pure di tipo non aggressivo e a lenta evoluzione.

Questa patologia, secondo la scienza medica, sicuramente qualificabile come malattia e l’aumento dimensionale, indipendentemente dalle conseguenze dell’intervento ablativo, puessere correttamente qualificato come aggravamento della malattia che equivale a cagionarla. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net ]

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