Mese: Marzo 2009

TAR PUGLIA Bari (ricettario regionale ambito da medici ospedalieri e specialisti ambulatoriali interni)

Il Tar Puglia ha confermato la legittimitdel regolamento che escludeva i medici dipendenti e gli specialisti ambulatoriali interni al presidio ospedaliero dalla possibilitdi utilizzare il ricettario unico regionale con contestuale obbligo di richiesta ai medici  del servizio accettazione o del pronto soccorso di trascrivere la prescrizione sul ricettario.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

La ratio della regola censurata non inibire a una determinata categoria di medici l’esercizio della loro attivit bensrestringere, per quanto possibile, il numero di coloro che possono prescrivere farmaci, quando fanno carico sulla spesa nazionale e regionale per l’assistenza medica al fine di eseguire un efficace controllo di tale spesa, concentrando, per quanto possibile, nell’unica persona del medico di base, la facoltdi prescrizione.

Ferma restando la possibilitper il medico ospedaliero di indicare il principio attivo del farmaco ritenuto appropriato per l’eventuale prosecuzione della terapia, L’art. 15 decies del d. lgs. 502 del 1992 nel prevedere che i suddetti medici possano prescrivere farmaci a carico del servizio sanitario nazionale, non implica che essi possano utilizzare il ricettario regionale in quanto “la norma espressiva di tutt’altra regola, che quella dell’obbligo di appropriatezza, consistente in un insieme di limiti da osservare da parte di tutti i medici, diversi da quelli di medicina generale, “quando prescrivono o consigliano medicinali o accertamenti diagnostici a pazienti all’atto della dimissione o in occasione di visite ambulatoriali”.

Dunque tale disposizione attribuisce ai medici ospedalieri un possibile ma non necessario titolo a prescrivere medicinali erogabili direttamente dal servizio sanitario, pertanto non si pone in contrasto con essa una misura organizzativa che, salvi i casi di urgenza, trasferisce nel medico di medicina generale la prescrizione del farmaco – anche se indicato da altro sanitario, curante sino ad un certo momento della vicenda patologica – per una terapia da seguire dopo la dimissione ospedaliera. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net]

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CORTE di CASSAZIONE Penale (falsa consapevole attestazione di visite domiciliari)

Si rende responsabile del reato di falso ideologico e truffa il medico convenzionato con il SSN che forma ed indirizza alla ASL prospetti mensili relativi alla assistenza domiciliare attestando falsamente di aver effettuato accessi presso il domicilio dei pazienti e prestato loro assistenza in loco. <?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

I giudicanti, premettendo che il medico convenzionato con la ASL riveste la qualifica di pubblico ufficiale, hanno evidenziato, come nel caso specifico, dall’esame comparativo delle risultanze istruttorie fosse emersa con certezza la consapevolezza del sanitario imputato, del contenuto non veritiero degli atti dallo stesso predisposti al fine di conseguire l’ingiusto profitto rappresentato dal pagamento del compenso da parte dell’ente pubblico a fronte di prestazioni inesistenti. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net]

 

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TAR PUGLIA – Nota AIFA 78 su farmaci antiglaucoma e prescrivibilitanche per liberi professionisti

E’ illegittima la delibera che subordina la prescrivibilita carico del S.S.N. di farmaci antiglaucoma di cui alla nota 78 dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) alla effettuazione di diagnosi e piano terapeutico da parte di medici specialisti delle U.O. di Oculistica delle strutture sanitarie di ricovero e cura pubbliche ovvero degli ambulatori dei distretti della Azienda Sanitaria Locale (come da elenco di cui all’Allegato 1 della deliberazione, relativo alla nota AIFA 78) e per l’effetto esclude i medici oculisti specialisti liberi professionisti.

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CORTE di CASSAZIONE – Diffusione di dati sensibili contenuti nella cartella clinica – Responsabilitdella struttura sanitaria

La struttura sanitaria tenuta a risarcire il danno sofferto dal paziente in conseguenza della diffusione di dati sensibili contenuti nella cartella clinica, a meno che non dimostri di avere adottato tutte le misure necessarie per garantire il diritto alla riservatezza del paziente e ad evitare che i dati relativi ai test sanitari e alle condizioni di salute del paziente stesso possano pervenire a conoscenza di terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione di merito la quale, muovendo dal fatto che la cartella clinica, dalla quale risultava la condizione di omosessuale affetto dal virus HIV del paziente, e della cui indebita diffusione quest’ultimo si doleva, era risultata custodita nella sala infermieri, aveva escluso la responsabilitdell’ospedale. La S.C. ha ritenuto insufficiente tale motivazione, in mancanza della dimostrazione che la suddetta sala fosse interdetta al pubblico).

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CORTE di CASSAZIONE Penale (solo il medico puinterpretare i tracciati cardio-tocografici)

Al medico imputato sono ascrivibili ben precisi profili di colpa professionale per avere omesso, da un lato, il controllo (definito dai periti “doveroso”) dei tracciati cardio-tocografici, che avrebbe consentito di rilevare e seguire nel suo negativo evolversi la sofferenza fetale; dall’altro, il non avere preteso l’effettuazione di tracciati maggiormente attendibili (anche sotto l’aspetto della necessaria continuit e, pertanto, utilmente valutabili ai fini di una diversa, pipronta condotta terapeutica.<?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

Il medico di turno, nel caso specifico, una volta giunto in ospedale, avrebbe dovuto verificare i tracciati e l’operato dell’ostetrica, non potendosi accontentare delle rassicurazioni di quest’ultima (egli solo, infatti, responsabile dell’interpretazione della traccia), ed avrebbe dovuto diversamente attivarsi, oltre che esigere una maggiore sorveglianza. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net]

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TRIBUNALE di BOLOGNA (anche una eventualitpatologica remota impone attente verifiche diagnostiche)

Laddove vi siano tutte le condizioni per accertare in modo rapido e tecnico lo stato di salute di un paziente, appare del tutto inspiegabile – se non con l’errore diagnostico – il perchnon si sia provveduto ad eliminare ogni possibile e doveroso dubbio con l’acquisizione di ulteriori dati analitici. <?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

Nella vicenda specifica, l’omissione della verifica, si sostanziava in un’errata interpretazione determinata da negligenza.

Il medico, cui affidato il dovere di salvaguardare la vita umana, tenuto ad adottare tutte le misure che gli consentano di accertare lo stato fisiopatologico del paziente e la terapia appropriata; dal cideriva che anche un’eventualitclinica o patologica, ipotizzabile come remota, impone quelle verifiche che dal punto di vista diagnostico permettono di risolvere il problema. [Avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net]

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