CASSAZIONE SEZIONE LAVORO: ASSISTENZA PROGRAMMATA DOMICILIARE. IL MEDICO DEVE PROVARE LA VISITA

Nell’attività di assistenza domiciliare il medico designato dalla Asl nel chiedere le proprie spettanze deve provare di aver effettuato le visite programmate, chiarendo anche il tipo di intervento svolto. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 14951/2014, respingendo il ricorso del sanitario.

Il giudizio di merito – La Corte d’Appello di Napoli aveva revocato il decreto ingiuntivo a favore del medico ricorrente in quanto «risultava evidente che non solo nulla era stato provato in ordine all’avvenuta programmazione degli accessi sulla base delle esigenze effettive dei pazienti, ma che dal tenore degli stessi fogli riepilogativi non era dato sapere il tipo di intervento svolto (se domiciliare o ambulatoriale), il rispetto della cadenza programmata e finanche le condizioni sanitarie dei pazienti (ad esempio, se deambulanti o meno)». Inoltre, «nella maggior parte dei casi», sotto la voce “prestazioni”, «si leggevano soltanto incerte indicazioni del tipo: “alimenti speciali”, “siringhe” o “pannoloni”, ecc., senza neanche chiarire se tali prestazioni fossero state effettuate al domicilio del paziente o meno». Per cui, secondo la Corte territoriale, «doveva ritenersi che il sanitario non aveva assolto l’onere primario, sul medesimo gravante, di fornire la prova dell’avvenuta effettuazione delle prestazioni di assistenza domiciliare programmata».

Il ricorso – La Cassazione ha bocciato le doglianze del medico che aveva sostenuto, fra l’altro, il vizio di ultrapetizione «per avere il giudice esaminato questioni non dedotte dalla parte», essendosi l’Asl limitata a contestare la mancata esibizione delle distinte contabili e non la mancata prova dell’avvenuta programmazione delle visite domiciliari. Secondo i giudici di legittimità però la contestazione era «troppo generica» e dunque inammissibile.

Respinto anche l’ulteriore motivo secondo cui il professionista avrebbe assolto il proprio onere probatorio con la presentazione e trasmissione delle distinte riepilogative per prestazioni aggiuntive (di cui all’allegato D, Dpr n. 484/96), «mentre l’Azienda Sanitaria, ove avesse inteso contestare le prestazioni e il relativo ammontare, sarebbe stata tenuta a formulare specifiche contestazioni in ordine alle suddette distinte riepilogative».

Il giudizio della Corte – Per Piazza Cavour il motivo non svolge una «pertinente» argomentazione critica rispetto al nucleo fondante della sentenza impugnata, in base alla quale «nulla era stato provato in ordine all’avvenuta programmazione degli accessi sulla base delle esigenze effettive dei pazienti, né, dal tenore degli stessi fogli riepilogativi, era dato sapere il tipo di intervento svolto (se domiciliare o ambulatoriale), il rispetto della cadenza programmata e persino le condizioni sanitarie dei pazienti».

FONTE: ILSOLE24ORE.COM